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mercoledì 16 marzo 2011

UNA COMUNITA’ AL SERVIZIO DEI PIU’ BISOGNOSI




UNA COMUNITA’ AL SERVIZIO DEI PIU’ BISOGNOSI

La sede della Comunità di Betania – in Fondamenta della Misericordia a Cannaregio – dove ogni sera vengono forniti gratuitamente oltre 70 pasti a persone, sia italiane che straniere, che vivono situazioni di difficoltà, di disagio e di povertà. Le quali, nel corso della settimana, possono inoltre fruire di altri servizi gratuiti - quali docce, distribuzione di vestiario, lavanderia e stireria, barbiere e pedicure etc. – oltre a venire aiutate nella ricerca di un lavoro, talora anche soltanto temporaneo, ma utile tuttavia al fine di favorire l’uscita dalla condizione sventurata in cui si trovano e conseguire auspicabilmente una nuova dignità.

Una siffatta attività, oltremodo umanitaria e, al contempo, di notevole e indubbia utilità sociale, è resa possibile dalle offerte provenienti da parrocchie, privati, Curia Patriarcale e Caritas Veneziana. Ma anche, soprattutto, grazie all’operato indefesso di un nutrito gruppo di volontari, che, pur di fornire il proprio aiuto e la propria solidarietà a chi si trova suo malgrado nel bisogno, non esitano a sottrarre tempo ed energie ai propri impegni professionali e familiari.

Il che, in un momento storico, come l’attuale, in cui la stragrande maggioranza della gente tende egoisticamente a rinchiudersi in se stessa, rappresenta, senza ombra di dubbio alcuno, un ammirevole esempio, in controtendenza, di sensibilità, generosità e rispetto nei confronti dei meno fortunati di noi, su cui faremmo bene a riflettere.


ENZO PEDROCCO

VIVA L'ITALIA!







Numerose le bandiere esposte un po' in tutta la città in occasione del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia





Viva l’Italia! L’Italia che, nonostante la buia congiuntura economica e politica che sta attraversando, e dei suoi indubitabili e molti difetti, sa nondimeno guardare con fiducia e speranza al suo futuro.

Ciò non fosse, in parte, che per immagini come questa. In cui è fra l’altro evidente la lodevole determinazione di taluni genitori di infondere nei propri figli l’amore per il proprio Paese, oltre che l’orgoglio di appartenervi, che, accanto a infiniti altri motivi legati alle proverbiali doti di intelligenza e creatività che ci contraddistinguono, non possono non farci ben sperare e guardare con fondata fiducia al nostro futuro.


ENZO PEDROCCO

venerdì 11 febbraio 2011

LA DIATRIBA SUL FOSCARINI



Giovedì 10 Febbraio 2011,

«Posso anche condividere il disappunto del lettore per lo stato di degrado in cui versa la facciata del liceo Foscarini, ma credo sia doveroso fare alcune puntualizzazioni in merito agli interventi della Provincia sullo storico liceo veneziano. Da cittadino, anch’io segnalerei tale problema. Tuttavia intendo rassicurare il lettore che il liceo Foscarini è costantemente monitorato, con interventi sia realizzativi sia manutentivi. Le cifre parlano chiaro: tra il 2007 ed il 2010 sono stati effettuati tre interventi sulle aule di informatica, il completamento della cucina, e della zona convitto per circa un milione di euro.

Sono in programma altri due interventi per circa 520mila euro, che riguardano una parte della copertura delle scuole elementari (finanziato con mutui), ed un intervento riconducibile al piano straordinario per la riduzione dei rischi collegati o inerenti all’edifici scolastici, avviato dalla presidenza del Consiglio dei ministri. Per questo intervento sono previsti contributi per 270mila euro dal Ministero delle infrastrutture.

Questa amministrazione provinciale ha fatto molto e continuerà ad impegnarsi sui plessi scolastici di competenza, con interventi prioritari che interessano in primis la sicurezza, l’agibilità e l’igiene delle scuole. Ma invito anche gli studenti a rispettare i luoghi pubblici, iniziando a non imbrattare i muri delle strutture pubbliche e le attrezzature delle aule. Proprio a questo proposito, il collega assessore alla pubblica istruzione Claudio Tessari ha avviato un importante progetto triennale di carattere educativo con i dirigenti scolastici che si chiama V.Ri.Ter.s – Valorizzazione e riqualificazione del territorio scolastico provinciale – finanziato dalla Provincia, oggi giunto al secondo anno di realizzazione, e finalizzato ad educare gli studenti al rispetto delle strutture scolastiche che li ospitano. Ciò significa spiegare ai ragazzi che ogni atto vandalico ricade sulle risorse della Provincia, che oggi sono sempre più ridotte».

Giacomo Gasparotto (assessore Edilizia Scolastica)




Il Gazzettino (09.02.2011)








LICEO FOSCARINI / UNA FACCIATA INDECOROSA

La facciata esterna dell’edificio che ospita il più antico liceo di Venezia e uno dei più antichi d’Italia, il Liceo classico Marco Foscarini, in cui studiarono, fra gli altri, Cesare Musatti(1897-1989) massimo esponente della psicoanalisi italiana; Franco Basaglia(1924-1980) lo psichiatra cui si deve l’introduzione in Italia della legge 180 e la chiusura dei manicomi; e Renato Brunetta (1950), economista e politico, che attualmente ricopre, com’è noto, la carica di Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione.

Un’ ennesima constatazione, desolante e sconcertante, della “prevalenza del cretino” in certe frange o sub-culture giovanili affatto irrispettose della loro città, ma altresì dell’indifferenza e incuria di quanti preposti in vario modo, e a vario titolo, a far sì che siffatte offese arrecate alla città, una volta compiute, non debbano possibilmente fare “bella” mostra di sé anche nei secoli a venire – come c’è il rischio, ahinoi, che avvenga - ma, al più, il tempo necessario per porvi rimedio.


Il quale va assolutamente e prontamente posto e non procrastinato a tempo indeterminato, come in genere avviene, se vogliamo finalmente vivere in una città degna di tale nome e, soprattutto, del suo rispettabile e grande passato.

ENZO PEDROCCO

(06 febbraio 2011, http://cartolinedavenezia.blogspot.com/)


martedì 3 agosto 2010

ANTISEMITISMO QUOTIDIANO







«Se Auschwitz non ha guarito il mondo dall’antisemitismo,
cosa potrà guarirlo?» ( Elie Wiesel, premio Nobel per la pace
e sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti)

ANTISEMITISMO QUOTIDIANO

Ha scritto non molto tempo addietro Sergio Harari sul “Corriere della sera” che l’antisemitismo non è solo quello di Auschwitz , delle leggi razziali del 1938, della Shoah e del negazionismo, ma è anche quello che sperimentiamo nella vita di tutti i giorni. Aggiungendo, fra l’altro, che mai come in quest’ultimo anno gli sia capitato di sentirsi a disagio per battute e frasi idiote pronunciate con assoluta normalità, come se non si stesse dicendo nulla di male, né tantomeno qualcosa di razzista.

Gli è infatti - anche se, nell’attuale clima culturale favorevole come non mai alla multietnicità e al multiculturalismo, si stenterebbe a crederlo - che l’antisemitismo sta inopinatamente tornando a riempire la nostra quotidianità un po’ ovunque nel nostro Paese. E Venezia, sotto questo profilo, non fa purtroppo eccezione.

La radicata e preconcetta incapacità di taluni nostri concittadini non proprio esemplari ad accettare la diversità e a rispettarla, mista a ignoranza e a una buona dose di antisemitismo d’antan di matrice sia religiosa che laica mai sopito, sta generando e alimentando fortunatamente soltanto in alcune zone di Cannaregio confinanti con il Ghetto e in persone poco o per nulla acculturate un deplorevole e imbarazzante clima di ostilità nei confronti degli ebrei della comunità veneziana Chabad-Lubavitch - presente in Ghetto, accanto ad altre comunità ebraiche, con un suo centro e altre attività di carattere religioso ed educativo – i quali vengono invariabilmente guardati con diffidenza e insofferenza affatto gratuite da parte di molti abitanti di tali zone, oltre che per il loro numero ritenuto eccessivo sulla base di considerazioni meramente personali e soggettive, soprattutto per se stessi: per il solo e semplice fatto di essere ebrei, in altre parole, e di non nascondere affatto tale loro identità grazie al tradizionale e tipico abbigliamento che li contraddistingue. A causa del quale essi vengono inoltre fatti spesso oggetto di battute idiote da parte di qualche esimio sprovveduto che, in ossequio a quale eccelso criterio di gusto estetico non è dato sapere, non si perita di ritenere oltremodo ridicolo e fonte di ilarità, anziché rispettarlo e ritenerlo una questione strettamente appartenente a loro e alle loro regole, il fatto che vestano in genere di nero, portino per lo più la barba e che tutti indistintamente non rinuncino durante il giorno al tipico copricapo ebraico di forma circolare (kippah) e alle frange fuori dai pantaloni (tzitzit) come prescrive loro di fare la Torah.

Onde evitare siffatti comportamenti assai poco onorevoli e dignitosi per una città rispettosa delle diverse fedi religiose quale si ritiene debba essere Venezia, ritengo valga senz’altro la pena ricordare a quei veneziani che ancora non lo sapessero che la comunità in questione, piaccia o non piaccia a taluni,fa oggettivamente e legittimamente parte da più di vent’anni anni della vita religiosa, sociale e culturale cittadina e, lungi dall'essere un isolato covo di fanatici religiosi come da più parti è stata talora a torto tacciata, appartiene a uno fra i più grandi movimenti chassidici del giudaismo ortodosso che amministra migliaia di centri, comunità, sinagoghe e scuole sparsi in tutto il mondo. Fornendo assistenza, attività educative e altri servizi non solo ai propri adepti, ma anche agli ebrei in generale. Che è ciò che accade del resto anche a Venezia, dove il centro Chabad-Lubavitch è, fra le altre cose, anche un punto di riferimento per le migliaia e migliaia di ebrei provenienti da tutto il mondo che ogni anno visitano il Ghetto con l’intento fra l’altro, non solo di partecipare alle proprie cerimonie religiose in occasione di festività particolari e di mangiare secondo le proprie tradizioni alimentari pur trovandosi in viaggio e distanti da casa, ma anche di acquisire, attraverso le testimonianze storiche presenti in Ghetto, ulteriori tasselli della propria storia e della propria identità.

E varrà altresì la pena ricordare – sempre a quei veneziani che ancora non lo sapessero - ai fini di una auspicabile maggiore considerazione e rispetto, il tributo di sangue pagato dal movimento a cui la comunità veneziana Chabad-Lubavitch appartiene in seguito all’attacco terrorista di Mumbai del novembre 2008, in cui, come si ricorderà, uno dei luoghi prescelti dai terroristi islamici fu proprio il Centro Assistenziale Chabad-Lubavitch della città indiana, dove vennero trucidati il rabbino capo e la moglie insieme a numerosi loro confratelli e collaboratori.

E ciò, si badi bene, nonostante che il movimento Chabad-Lubavitch sia notoriamente più dedito in genere alla preghiera che all’attivismo politico e assai lungi dal contemplare e propugnare, a differenza di altre componenti dell’ebraismo, sia il sionismo che la legittimità della definizione di Israele quale Stato ebraico. Ma a talune menti obnubilate del mondo arabo il solo e semplice fatto di essere ebrei – al di là delle proprie opinioni e del proprio agire - basta e avanza evidentemente per legittimare e giustificare anche l’agire più truce ed efferato nei loro confronti.

ENZO PEDROCCO

LAGUNA / CONVIVENZE DIFFICILI



Ciò che oggi, a differenza di un tempo relativamente lontano, deve purtroppo intendersi per un...tranquillo e distensivo giro in barca nelle acque lagunari, a cui tuttavia, a dispetto di tutto, sono pochi i veneziani che intendono rinunciarvi (ENZO PEDROCCO)

mercoledì 21 aprile 2010

IN VACANZA A CASA PROPRIA




Quando il luogo di Venezia in cui si abita – come, fra gli altri, la deliziosa, vivibilissima e appartata isola di Sant’Elena – offre, volendolo, l'invidiabile possibilità di sentirsi in tutto e per tutto in vacanza a casa propria (ENZO PEDROCCO)

lunedì 19 aprile 2010

UN' ILLUSIONE SOLTANTO




Alcune immagini che possono dare l’illusione a tutta prima di trovarci sorprendentemente in presenza di una sorta di esplosione di natalità nella nostra città. E conseguentemente che la sua popolazione, ancorché ridottasi in questi ultimi anni ai minimi storici, possa tuttavia contare in futuro su un nutrito e adeguato ricambio generazionale. Ma i dati in proposito ci dicono, ahinoi, che non è affatto così e che nel rapporto tra morti e nascite, in specie nel centro storico, si registra costantemente una prevalenza a dir poco abissale delle prime sulle seconde (ENZO PEDROCCO)

sabato 17 aprile 2010

L'AMBITA TINTARELLA



Nonostante i notevoli e frequenti sbalzi di temperatura caratterizzanti ancora queste prime giornate di primavera, al Lido c’è tuttavia chi, approfittando puntualmente dei pochi momenti propizi offerti da queste ultime, riesce a dedicare già del tempo all’ambita tintarella (ENZO PEDROCCO)

giovedì 8 aprile 2010

VIGILANZA CONTRO LE INFRAZIONI IN LAGUNA





Agenti della Polizia Locale in servizio di vigilanza nel tratto di Laguna prospiciente Sacca San Girolamo, a Cannaregio, dove le infrazioni relative ai limiti di velocità, compiute soprattutto da taxisti frettolosi o da giovanissimi in fregola di velocità, sarebbero quotidianamente, stando alle segnalazioni, piuttosto frequenti (ENZO PEDROCCO)

sabato 3 aprile 2010

LA VENEZIA VIVA E PRODUTTIVA








Città d’arte, patrimonio culturale dell’umanità, ma altresì città viva e produttiva grazie a chi vi abita, lavora e produce - sia pure tra mille difficoltà - Venezia necessita conseguentemente che, accanto alla dovuta attenzione rivolta alla sua salvaguardia, venga tenuta nella debita considerazione anche l’importanza vitale che ricopre il quotidiano approvvigionamento di merci, cose e quant’altro indispensabili alla sua vita e al suo regolare funzionamento.

Svolto per forza di cose per via acquea, a causa della atipica struttura urbana di Venezia, e garantito dall’alacre lavoro di numerosi trasportatori che quotidianamente, con le loro imponenti motobarche, sono soliti avventurarsi con perizia nella fitta rete di canali del centro storico, si deve infatti a tale approvvigionamento, inevitabilmente frenetico – e, non di rado, anche chiassoso e caotico – se Venezia è riuscita e riesce a non venire svuotata, ancora di più di quanto non sia già avvenuto, delle funzioni che sono proprie di ogni forma urbana. E che per quanto le concerne non sono solo quelle di città d’arte, ma anche, con buona pace della folta schiera di sognatori locali e non – notoriamente pronti a demonizzare qualsivoglia cosa non si concili con la loro visione idilliaca e romantica di Venezia - di città viva e produttiva(ENZO PEDROCCO)

martedì 30 marzo 2010

BENVENUTA PRIMAVERA



Benvenuta primavera dopo un lungo inverno caratterizzato, forse come non mai, da una insistente e assillante acqua alta e da un clima insolitamente rigido per Venezia(ENZO PEDROCCO)

LA METAMORFOSI DEL TURISMO






Le radicali trasformazioni avvenute in questi ultimi anni su scala mondiale, sia sul piano economico che socio-culturale e politico, hanno fra l'altro favorito, e continuano a favorire, l'arrivo in Italia di turisti che fino a non molto tempo addietro – per questioni economiche, burocratiche o politiche – si limitavano a viaggiare per lo più nel proprio paese o, al massimo, in paesi viciniori e culturalmente affini al loro.

E' il caso dei turisti provenienti dai paesi arabi i quali, sebbene ancora numericamente inferiori rispetto ai turisti provenienti da altre latitudini, sono quelli che, tra i visitatori delle località turistiche della nostra Penisola, balzano tuttavia maggiormente agli occhi a causa del caratteristico e tipico abbigliamento delle donne in genere, che, al di là dell' insolita, curiosa e talora accattivante esoticità, è pressoché invariabilmente fonte, per contro, di riflessioni e considerazioni nient'affatto lusinghiere sulla condizione attuale della donna nei Paesi di cultura araba.

ENZO PEDROCCO

martedì 23 marzo 2010

UN FIDO PER AMICO






“Poche cose mi danno un senso di consolante sicurezza come la fedeltà del mio cane” (Konrad Lorenz)

Dotarsi della compagnia di un cane e prendersi amorevolmente cura di esso, oltre al vantaggio di ritrovarsi accanto, con ogni probabilità, un amico sicuro, fedele e affettuoso, costituirebbe anche il modo forse più efficace - secondo i sostenitori della cosiddetta “pet therapy” - per vincere talune inquietudini psicologiche caratterizzanti la nostra epoca quali l’ansia, lo stress e la depressione. Ed è forse in virtù di tutto ciò se le famiglie italiane con un cane, che fino a qualche tempo addietro erano già ben 6,8 milioni, stanno aumentando ogni giorno di più.

In tanto amore sempre crescente per l'animale domestico fra i più prediletti dall’uomo - su cui non vi è ovviamente alcunché da obiettare e, anzi, non può che far piacere e rallegrare un po' tutti - c’è da augurarsi tuttavia che tutti coloro che si dotano della sua compagnia siano possibilmente consapevoli dei doveri che essa, accanto ai benefìci e vantaggi, inevitabilmente comporta. E far sì pertanto, fra le altre cose, che il loro fido non insozzi e deturpi con i suoi escrementi, come spesso avviene, le aiuole degli spazi verdi, i parchi pubblici, i marciapiedi e le vie cittadine senza che essi, sia pure a posteriori, non facciano nulla per porvi in qualche modo rimedio. E soprattutto, in specie se il loro fido è di una razza dalle spiccate attitudini aggressive, far sì che non sia affatto libero di scorazzare in lungo e in largo, terrorizzando chiunque vi si imbatta, per l’irresponsabile leggerezza di consentirgli di fare movimento in luoghi inadatti ed evitare di adoperare il guinzaglio.

ENZO PEDROCCO

sabato 20 marzo 2010

POLIZIA LOCALE



Un mezzo acqueo della Polizia locale nella sua quotidiana perlustrazione delle acque lagunari. Una presenza rassicurante per quanti abbiano a cuore la vivibilità della Laguna e, nel contempo, un efficace deterrente contro i potenziali abusi di coloro che spesso non si peritano, con le loro discutibili e stolte gesta, di attentare seriamente a essa (ENZO PEDROCCO)

giovedì 18 marzo 2010

GLI ANZIANI E LA VOGA



GLI ANZIANI E LA VOGA. Indubbiamente la passione – comune, del resto, un po’a tutti i veneziani – ma a spingere molti anziani a praticare con assiduità la voga, a dispetto talora delle loro numerosissime primavere, c’è anche il legittimo e sano desiderio di mantenersi in salute e in forma fisica il più a lungo possibile, che rimane ragionevolmente vivo in loro grazie anche soltanto a una pratica semplicemente amatoriale e saltuaria di essa. E che una sedentarietà e inattività scelte magari frettolosamente e prematuramente non potrebbero, invece, che vanificare (ENZO PEDROCCO)

venerdì 26 febbraio 2010

AMARCORD / LA LEZIONE DEL “MONDO”



AMARCORD / LA LEZIONE DEL “MONDO”

“Il Mondo”(1949-1966), il periodico diretto e fondato da Mario Pannunzio, fu per molti della mia generazione , non solo un prezioso e prestigioso organo di informazione scritto dal fior fiore degli intellettuali del tempo, italiani e non, ma anche una vera e propria scuola di un modo affatto nuovo, almeno per il nostro Paese, di fare giornalismo tramite la fotografia: chè i fotografi che vi collaboravano - dal mitico Cartier-Bresson, fondatore, insieme a Robert Capa e a David Seymour, della famosa Agenzia Magnum, a fotografi del calibro di Federico Patellani, Enzo Sellerio e altri - costituivano il meglio di ciò che altrove era stato definito, già da tempo, come “fotogiornalismo”.

Va senz'altro ascritto al “Mondo” a quest'ultimo proposito, per esempio, se incominciò a farsi finalmente strada anche nel nostro Paese l'opinione secondo cui, accanto al fotografo che toccato, per così dire, dall’aura del genio era solito produrre fotografie invariabilmente belle, ispirate e per lo più a se stanti, c'era anche il fotografo che, molto più modestamente e prosaicamente, era solito invece produrre fotografie correlate fra di loro e in cui la maggior attenzione era posta in genere più al contenuto che alla bellezza formale, al fine di documentare, quanto più esaurientemente possibile, un determinato tema o problema: svolgendo, con altri mezzi, una funzione affatto analoga a quella del giornalista.

E non fu certamente un caso se, dopo il successo del “Mondo”, dovuto soprattutto alla finissima sensibilità fotografica e giornalistica del suo fondatore e direttore, il fare informazione per immagini, preoccupandosi soprattutto di documentare e informare, anziché ricercare a ogni costo la fotografia “bella e ispirata”, attecchì diffusamente nella stampa periodica italiana e precipuamente in rotocalchi quali “L’Espresso”, “Epoca” etc., notoriamente improntati per lo più a tale modo di fare giornalismo, che in seguito a ciò, e a dispetto di taluni anacronistici soloni del giornalismo nostrano, incominciò ad acquistare anche nel nostro Paese la dignità e la considerazione di cui già godeva da tempo in altri Paesi, fra cui, in primo luogo, gli Stati Uniti.

ENZO PEDROCCO

sabato 20 febbraio 2010

IL FUTURO DI VENEZIA E LE GENERAZIONI PIU' GIOVANI






IL FUTURO DI VENEZIA
E LE GENERAZIONI PIU' GIOVANI

Considerato l’andazzo tutt’altro che confortante relativo alle sue vicende economiche e politiche, affinché Venezia non sia inevitabilmente e inesorabilmente destinata in un futuro non troppo lontano a diventare altro da sé, riducendosi a un malinconico e triste simulacro di se stessa, trovo che sarebbe oltremodo auspicabile, se non proprio d’uopo, che nelle sedi più opportune, quali, a esempio, la famiglia e la scuola, ci si prodigasse molto più di quanto oggigiorno non avvenga al fine di instillare nel cuore delle generazioni più giovani, che costituiranno la futura cittadinanza veneziana di domani, l'amore e il rispetto per Venezia e le sue tradizioni.

La questione di fondo nel problema della salvezza di Venezia e della sua salvaguardia, che sottintende e ingloba tutte le altre questioni, è, non a caso, proprio quella dei suoi futuri abitanti. Dal cui numero, ma anche, soprattutto, dall'amore e dal rispetto che essi nutriranno nei suoi confronti dipenderà ovviamente la continuità o meno dell’identità che l'ha fin qui contraddistinta e resa unica e incomparabile. In mancanza della quale, anche una volta che venisse garantita definitivamente la sopravvivenza fisica di Venezia e resa magari florida e prospera come non mai la sua economia, va tuttavia da sé che non sarebbe più, ahinoi, Venezia.

ENZO PEDROCCO

venerdì 12 febbraio 2010

WRITERS / EST MODUS IN REBUS



WRITERS / EST MODUS IN REBUS

Vi sono momenti e modi, fortunatamente rarissimi, in cui l'arte, foss'anche la più eccelsa e sublime di questo mondo, potrebbe tuttavia correre il rischio di non risultare apprezzabile e gradita, come in genere avviene. E risultare, invece, oltremodo insopportabile e affatto gratuita.

Ipotizziamo, a mo’ di esempio, uno Chopin redivivo che abitasse in un condominio e che di notte pretendesse di mettersi al pianoforte per eseguire qualcuna delle sue celebri sonate: per quanto magistrale, seducente e inebriante risultasse oggettivamente la sua esecuzione, quanti condomini, disturbati nel loro sonno e considerando senz'altro irrilevante il fatto di avere a che fare con un genio, non esiterebbero a invocare il silenzio e il rispetto dei propri diritti, se non a mandarlo dritto-dritto, per così dire, a quel paese?


E accadrebbe grosso modo la stessa cosa, a mio avviso, se, anziché Chopin, ipotizzassimo redivivo un Picasso il quale si comportasse alla stregua dei cosiddetti writers che nelle nostre città, com’è noto, sono soliti creare estemporaneamente le loro opere sulle facciate di ogni sorta di edificio sia pubblico che privato, a prescindere dalla monumentalità o meno di questo. Quanti di noi, ancorché estimatori dell'arte del grande genio spagnolo, non insorgerebbero, infatti, sollecitandolo a riserbare la sua opera, al massimo, per qualche anonimo e insignificante edificio, situato, possibilmente, in periferia e magari anche degradato?

Tutto ciò per dire che allorché, come spesso accade, viene criticato l'operato dei writers non è affatto in discussione l'artisticità dei loro graffiti, che ognuno, a seconda del proprio gusto estetico, è libero di vedervela o meno, bensì semplicemente la illegittima e arbitraria pretesa da parte loro di trasformare le facciate delle nostre case e degli edifici pubblici cittadini, non esclusi quelli di rilevante importanza architettonica e monumentale, in una eterogenea rassegna d'arte "en plein air", invariabilmente stridente con il contesto urbano e, soprattutto, non richiesta da chicchessia.

ENZO PEDROCCO

lunedì 8 febbraio 2010

IL MITO ROMANTICO DI VENEZIA




il mito romantico di venezia

DURO A MORIRE nonostante LA VENEZIA CARA A Thomas Mann e MAHLER, E A TALUNI INVETERATI NOSTALGICI DI OGGIGIORNO, NON SIA ORMAI CHE UNA PALLIDA REMINESCENZA DEL PASSATO LUNGI DAL CORRISPONDERE ALLA REALTA’



Sono dell'avviso che si possa e si debba amare Venezia senza, per questo, rinunciare all'uso critico della ragione e alla sua evidenza. Di qui la mia idiosincrasia allorché, al fine di approfondire il mio rapporto con la città in cui ho la ventura di vivere, sono solito addentrarmi nella vasta e variegata pubblicistica a essa relativa, nei confronti di taluni savants sia italiani che stranieri, peraltro autorevoli e stimabili, ma con un'immagine affatto precostituita e romantica di Venezia che non corrisponde più, ormai da lungo tempo, alla realtà veneziana. E che, nonostante ciò, non si peritano tuttavia di pontificare e sentenziare con sicumera e saccenteria - in ossequio a che cosa, francamente, non è dato sapere – sui complessi e controversi problemi da cui è suo malgrado afflitta Venezia e in cui sono impegnati, non certo a caso, i migliori specialisti dei diversi ambiti sia umanistici che scientifici.

Mentre è ovvio che la mia adesione, per converso, vada invece a tutti coloro – intellettuali, tecnici, politici e semplici cittadini - che, molto più realisticamente e senza alcuna preclusione aprioristica nei confronti del nuovo, sono in genere consapevoli che un'adeguata soluzione dei problemi di Venezia potrà esservi soltanto a condizione che venga sempre tenuto nel debito conto, dopo averlo preliminarmente affrontato senza salti di analisi e di informazione, l'insieme rigoroso di interdipendenze storiche, naturali, economiche e politiche che ogni problema relativo a una città sui generis qual è Venezia, volenti o nolenti, invariabilmente comporta.

ENZO PEDROCCO