venerdì 21 marzo 2008

LIBERTA' E/O LICENZA




Secondo un vecchio proverbio cinese – che, a dispetto della sua vetustà, trovo ancora oltremodo attuale in relazione alla marea sterminata di immigrati presenti nel nostro Paese – non si può impedire agli uccelli di volare, ma si può legittimamente impedire loro di farsi il nido sulla nostra testa.

Ancorché in senso figurato tale antico proverbio precorre, in un certo qual modo, ciò che pensatori a noi più consentanei ci hanno insegnato successivamente, nel corso dei secoli, intorno alla sostanziale e netta differenza esistente tra libertà e licenza in una convivenza civile e democratica, che ogni cittadino del nostro Paese che si rispetti, e che voglia essere degno di tale nome, è tenuto doverosamente ad avere sempre ben presente e a uniformarvisi.

E vieppiù, tale sostanziale differenza tra libertà e licenza, trovo che dovrebbe essere doverosamente tenuto ad averla sempre ben presente, e ovviamente a uniformarvisi a sua volta, sia l'immigrato extracomunitario che, sebbene non ancora in possesso della cittadinanza italiana, ambisca tuttavia ad acquisirla;e sia inoltre l'immigrato extracomunitario che, pur non prefiggendosi tale obiettivo, intenda tuttavia trattenersi nel nostro Paese per le migliori occasioni lavorative che esso offre rispetto al proprio.

Viceversa, quando cioè, come spesso accade, si deroga arbitrariamente da tutto ciò – e, con arroganza e indifferenza, gli immigrati non si peritano di fare strame dei regolamenti e delle leggi locali -, non c'è assolutamente da meravigliarsi del diffondersi ogni giorno di più dell'intolleranza, che, con buona pace di taluni pierini fortemente ideologizzati, è tutt'altro che razzistica e pienamente giustificata.

ENZO PEDROCCO

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